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Il taiji, il qigong, il tuishou ci permettono di studiare il movimento e la quiete – l’altro polo del movimento – in mille variazioni. E’ proprio questa varietà che le rende discipline adattabili al nostro quotidiano, che non si risparmia certo nel proporci sempre nuovi stimoli, e nuovi ostacoli, con cui confrontarci!

Chi conosce questa via
non ricerca altra pienezza.
(Lao Tzu, cap 15)

Nel Taiji noi studiamo nel dettaglio il movimento, vogliamo capire dove si origina, come si svolge e dove ci porta. Ma l’invito fondamentale è a scoprire la semplicità del movimento, a mettersi in ascolto attento del suo ritmo naturale e disporsi a seguirlo. Il Taiji è’ un’arte, o un metodo, che procede per sottrazione: un togliere più che un aggiungere, un lasciar andare quello che è superfluo per arrivare all’essenziale.

Il Taiji si impara tradizionalmente attraverso lo studio delle cosiddette forme, sequenze di movimenti continui e concatenati che si praticano lentamente, come al rallentatore. Esistono diversi stili nel Taijiquan, con caratteristiche peculiari, ed ogni stile può avere diverse forme, sia a mano nuda che con le armi: il bastone, la spada, e fino all’ingombrante alabarda.

Ma a prescindere dallo stile e dalla forma, quando si pratica il taiji ci si orienta sempre ai cosiddetti principi del Taijiquan. Perchè sia veramente Taiji, il movimento dovrà essere rilassato, connesso, fluido e agile. La forza dovrà esser attinta dalla terra e compiere un percorso interno, non derivare dalla forza muscolare, considerata “forza bruta”. La struttura corporea sarà allineata ed elastica, l’intenzione chiara e la mente quieta, radicata nel proprio centro e nella terra. Praticate in questo modo le forme acquistano col tempo la qualità e il carattere di una meditazione in movimento.

Non importa quante forme si conoscano, o quanto lunghe siano o di che stile. Ciò che conta sono la qualità, la comprensione e la presenza nel movimento. Cose che si acquistano un po’ alla volta, con il tempo e con la pratica attenta.

Le nostre lezioni iniziano con un ampio riscaldamento, volto non solo a mettere dolcemente in movimento tutto il corpo, ma anche ad entrare in uno stato mentale di rilassamento e concentrazione.

Studiamo la forma secondo Cheng Man Ching, una forma breve (ma non troppo!) di stile Yang. Il Taiji si può studiare a tutte le età e non richiede una forma atletica, ma piuttosto amore (diletto) e costanza. Siete benvenute/i!

Taiji è usato qui come abbreviazione di Taijiquan e ne è sinonimo. Le scritture Tai Chi, Tai Chi Quan (e simili) sono diverse traslitterazioni degli stessi ideogrammi (太極拳) ed indicano tutte la stessa cosa.

If you forget yourself
you become the universe
Hakuin

Il qigong è per così dire la sorella più grande del taijiquan ed è considerata la madre della medicina cinese. Il termine significa letteralmente lavoro/pratica (gong) con il “qi”: on il soffio vitale, con quella forza invisibile che abita tutto ciò che ha vita, fuori e dentro di noi.

Il qigong è in grado di trasmettere con immediatezza straordinaria il senso di connessione uomo-terra-cielo, di collocare cioè il nostro movimento in un ordine di grandezza più grande di quello individuale, personale. E’ proprio da lì che il qigong va ad attingere forza e nutrimento.

Le forme del qigong sono più semplici di quelle del taiji, più ridotte all’essenziale. A volte si pratica perfino da fermi, senza movimento apparente (è questa in effetti la parte più potente del qigong: il neigong, la “pratica interna”). I movimenti del qigong si giocano tutti nella percezione sottile del respiro e di quel movimento che ha luogo negli spazi “vuoti” piuttosto che in quelli “pieni” – messi a disposizione del movimento (il movimento del qi) da un’atteggiamento mentale di attenzione e disponibilità da parte del praticante.

Ma se questa è per così dire l’ossatura del qigong – imparare a sentire e coltivare la forza vitale, il movimento sottile – ogni diverso esercizio o sequenza ha un suo gusto particolare, un suo sapore, un suo effetto anche. Alcuni esercizi sono più energetizzanti, altri calmano piuttosto la mente, altri ancora rendono più elastico il corpo.

Nei corsi di qigong costruiamo poco a poco un repertorio, da cui attingere a seconda del desiderio o del bisogno del momento (o del gruppo, o dei singoli). Gli esercizi sono sempre adattabili alle esigenze di ognuno.

Il principio taoista del non-forzare, ma accondiscendere al movimento naturale (wu-wei 無爲), guida la nostra pratica. Nel rispetto delle differenze individuali, per conoscersi e muoversi meglio.

Pratichiamo con indumenti semplici e comodi. Siete benvenute/i!

E tuttavia
la cosa più importante
è la scoperta.
Al Huang

Posso accogliere una spinta o cedere a una trazione senza piegarmi o irrigidirmi? E come si organizza il mio corpo, per farlo? Quanto pesa un braccio rilassato? E quali sono le sue direzioni di movimento? Dove finisce il mio spazio e comincia quello dell’altro? E’ mobile questo confine? Flessibile? Elastico?

Esploriamo i principi di movimento del taiji con esercizi di coppia mirati, al di là (o al di qua!) delle forme tradizionali. Rilassamento e mobilità, elasticità e non-azione; gravità, peso e direzione; lo yin nello yang e lo yang nello yin. Ci avventuriamo nel cuore del taiji in modo ludico e sperimentale

Questo lavoro, che si rifa soprattutto al mio periodo di studio con Daniel Grolle ad Amburgo, lo chiamo consapevolezza corporea in movimento. Al centro del nostro interesse sta la consapevolezza. Mentre osserviamo nostri schemi di risposta abituali ad un impulso, ne sperimentiamo di nuovi e alternativi. Il corpo fa un esperienza, il cuore la registra e il cervello la elabora. Crescendo le nostre possibilità di risposta, diventiamo un po’ più liberi e leggeri, senza perdere il radicamento a terra. Perché, come dice Lao Tze: il pesante è la radice del leggero. Siete benvenute/i!

Questa pratica ha la forma del gioco, in cui si vince e si perde (chi perde l’equilibrio, o il centro, ha perso un giro, e il gioco riprende). Ma, come in tutti i giochi, bisogna rispettarne bene le regole! La spinta deve avvenire senza uso della “forza bruta”, attingendo invece alla forza sottile del “qi”, che come acqua potente scorre inarrestabile nell’azione.

Il tui shou è un modo per verificare giocando la qualità del proprio taiji: radicamento e flessibilità, solildità della struttura e capacità di ascolto, presenza e tempismo. E’ la verifica a volte impietosa ma sempre ricca di insegnamenti di dove ci troviamo e come stiamo, con indizi sulla via da percorrere in futuro.

Pratichiamo una forma molto comunicativa e poco marziale del tui shou, che si potrebbe definire un tui shou dolce. Non sono ammessi colpi.

Per tutti i praticanti che amano il gioco e non temono il confronto con la realtà!

心 意 本 無 发
“Cuore, intenzione, radice. Senza metodo.”
I segreti della forma dell’acqua, I°

Se nei movimenti del taiji entriamo in risonanza con il lento e potente fluire del mare in profondità, la forma dell’acqua si insinua anche sulle superfici, diventa onda e ruscello e cascata, senza mai perdere la calma vigile della presenza.

Ho studiato lo stile dell’acqua dal 2006 al 2011 con il maestro americano Nathan Menaged. Nathan aveva imparato la forma dell’acqua da Ping Siang Tao (il Dr. Tao), che a sua volta l’aveva studiata a Taiwan negli anni 40.

Per quanto il taiji di Nathan sia fortemente radicato nell’arte marziale, egli ci ha insegnato a porre attenzione soprattutto alla fluidità nel movimento. Nella forma dell’acqua, il qigong del dragone che nuota è alla base della trasmissione della forza, che attraversa il corpo rapida come un’onda, direttamente dai piedi alle mani. Il tuishou nello stile dell’acqua si pratica a piedi uniti.

Per chi ha già familiarità con una forma di taiji e i suoi princìpi.